Ultimi post da blog interessanti

I Comuni virtuosi che negano il patrocinio al Gay Pride 2018

UCCR Online - Sab, 09/06/2018 - 06:30

«Lurido carnevale». Così lo definì Giovanni Testori, grande intellettuale (dichiaratamente gay). Per il regista Franco Zeffirelli, anch’egli omosessuale, si tratta invece di «esibizioni veramente oscene». Parliamo del Gay Pride, la noiosa sagra dell’arcobaleno fintamente felice, che genera lacerazioni sociali ovunque si svolga ed è avversato, sopratutto, dalle stesse persone omosessuali.

Il motivo è spiegato da Sandro Mangano, presidente dei “gay liberali italiani” (GayLib): «Essere omosessuale non vuol dire essere un pagliaccio. Sono contro le carnelavate. Pride significa orgoglio, e

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Non basta la voglia

Berlicche - Ven, 08/06/2018 - 18:13

Qualcuno recentemente mi ha detto che anche nel Corano si possono trovare espressioni bellissime. Non ne dubito. Ma questo non vuol dire che quanto quel libro contiene sia vero, o che quella sia una strada giusta da prendere.

Non basta il desiderio perché una certa via sia quella da percorrere. Lo vediamo in ogni cosa, dal lavoro all’amore. Non è detto che il nostro modo di amare, la nostra voglia di amare sia quella corretta. Non basta la volontà per fare funzionare un matrimonio, per rendere autentico un rapporto. Sarebbe una pretesa. Raramente la realtà accetta di piegarsi alle nostre pretese. Il modo in cui ce lo fa sapere si chiama dolore.

Il 20% degli atei prega Dio. E’ la realtà che vince sul pregiudizio.

UCCR Online - Ven, 08/06/2018 - 15:01

Sono due i motivi per cui non sono affatto sorprendenti i risultati di uno studio britannico secondo cui un adulto su cinque prega Dio nonostante abbia affermato di non essere credente/religioso. Per molti si tratta di un gesto dettato da un profondo momento di crisi: «Per favore, Dio».

Il primo motivo è che si tratta di un fenomeno già noto, nel 2004, infatti, è emerso dal Pew Research Center che tra coloro che si definiscono “atei” e “agnostici”, il 38% crede in Dio (o in uno spirito universale), di cui il 9% è assolutamente certo della Sua esistenza. Tra i “non religiosi”, invece, l’81% crede in Dio, di cui il 39% è assolutamente certo. Il 6% degli “atei”, inoltre, afferma di pregare ogni giorno e l‘11% lo fa saltuariamente. Il recente studio, invece, 

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La testimonianza di “Casa Betlemme” a Brescia

Costanza Miriano - Ven, 08/06/2018 - 07:00

Al convegno di sabato, tra i testimoni della sessione pomeridiana, avremo anche Davide Zanelli e Marina Bicchiega, due sposi che collaborano da venticinque anni con Flora Gualdani: l’ostetrica aretina la cui opera comincia ad essere sempre più conosciuta al grande pubblico.

Ci racconteranno come Flora, ai tempi del Concilio Vaticano II, ha concepito “Casa Betlemme” e come la conduce da mezzo secolo a servizio dell’Humanae vitae, in un voluto nascondimento e in povertà. Finita la lunga gestazione solitaria, questa ostetrica ha consegnato anni fa l’opera alla Chiesa cattolica nelle mani dell’allora vescovo Gualtiero Bassetti. Ma da quel momento l’ha consegnata anche alla stampa, nonostante la sua personale ritrosia davanti ai riflettori. Nel 2005 fu l’allora direttore di Avvenire che volle una paginata su Flora proprio il giorno del referendum sulla legge 40: e mandò Marina Corradi. Nel 2013 arrivò Ritanna Armeni per conto dell’Osservatore Romano, mandata da Lucetta Scaraffia. Qualche mese fa Costanza Miriano per conto della Rai.

La storia di Flora ha molto da dire alla Chiesa e alla società intera perché esprime il genio femminile di cui parlava san Giovanni Paolo II, cioè quel “nuovo femminismo” (Evangelium vitae n. 99) che – ripete lei – non passa dalla contraccezione (che è una proposta vecchia), ma dall’Humanae vitae cioè dai metodi naturali, che rappresentano il futuro. E sono la via «per costruire famiglie solide nell’epoca dell’amore liquido».

Davide e Marina ci illustreranno come quest’opera sia stata pionieristica nella pastorale della vita nascente, ma anche profetica: poiché ha incarnato anticipatamente – nel campo della procreatica – concetti oggi di moda come ospedale da campo, chiesa in uscita, periferie esistenziali. Oltre ad accogliere le maternità più difficili, Flora si è presa cura anche di quelle negate, cioè delle donne che soffrono la ferita profonda di un aborto.

I due coniugi toscani, con la loro testimonianza, ci spiegheranno come incontrarono l’Humanae vitae alla scuola formidabile di Casa Betlemme e quanto questa scoperta ha trasformato la loro esistenza. Oggi fanno parte, insieme ad altre coppie di sposi, di una fraternità di laici missionari sulle encicliche Humanae vitae e Veritatis splendor. Uno dei più grandi frutti delle fatiche di Flora è quello infatti di preparare famiglie cristiane e formare formatori: «non intellettuali della bioetica né spiritualisti disincarnati, ma apostoli intelligenti, capaci di trasmettere in mezzo alla società il messaggio autentico dell’Humanae vitae». Sono un gruppo di sposi che si dedicano anima e corpo a portare tra la gente lo splendore della verità: in un continuo aggiornamento dove si coniugano la competenza e la passione, tra fede, scienza e cultura. Dodici di queste coppie hanno sottoscritto qualche mese fa una lettera preoccupata per le sorti dell’Humanae vitae, dopo la clamorosa lezione di don Chiodi alla Gregoriana e l’accalorata replica della fondatrice di Casa Betlemme .

I coniugi Zanelli, in vista del convegno di Brescia, affermano: «l’enciclica va lasciata stare in tutta la sua statura e nella sua andatura. Coloro che oggi credono di riuscire astutamente a manometterla, si assumono una grande responsabilità che ci fa tornare alla mente l’ammonizione del vecchio Gamaliele (At 5, 39)».

La loro testimonianza e quella della fondatrice di Casa Betlemme è stata pubblicata qualche settimana fa in un corposo dossier della rivista Punto Famiglia Plus dedicato all’Humanae vitae.

E comparve già dieci anni fa, per il 40esimo dell’enciclica, nel libro della bioeticista Angela Maria Cosentino “Testimoni di speranza. Fertilità e infertilità: dai segni ai significati” (Cantagalli, Siena 2008), un testo che ha ricevuto il premio letterario “Donna, verità e società” «per aver mostrato il valore umano e sociale del talento naturale della femminilità» (Scienza & vita, Pontremoli ottobre 2009).

Nel loro apostolato moderno e itinerante, questo gruppo di sposi “betlemiti” ha sviluppato da qualche anno anche un ramo artistico, chiamato Wolokita Project. «A questa enciclica devo la mia famiglia e la mia fede: praticamente tutto ciò che ho», spiega Davide Zanelli. Il quale ha costruito un esperimento di nuova evangelizzazione focalizzato sull’Humanae vitae. E’ un recital acustico per voce e chitarra, intitolato “Dal cielo alla terra” :

«una catechesi in forma spettacolare e multimediale dove ho distillato in poesia e canzone tutto ciò che ho imparato in vent’anni di matrimonio cristiano alla scuola di Flora Gualdani». L’autore ha voluto dare così la sua piccola risposta personale ad una sollecitazione dei vescovi che, nel sinodo 2015, invitavano a trovare linguaggi nuovi per parlare di fecondità, procreazione e amore coniugale (Instrumentum laboris n. 78): «ma l’ho fatto utilizzando una chiave di volta che ci suggerisce san Giovanni Paolo II al n. 83 di Evangelium vitae cioè lo sguardo contemplativo». E’ quella la chiave che aiuta le persone ad aprire gli occhi davanti alla meravigliosa bellezza della Creazione. A recuperare lo stupore davanti al mistero. E con quella chiave – spiega Davide – «si sbriciolano le accuse di “biologismo” che ancora vengono rivolte all’enciclica di Paolo VI».

L’esperimento sta funzionando ogni oltre aspettativa, apprezzato per la sua originalità sia dal mondo pastorale che da quello accademico. In meno di tre anni sono già ventidue le repliche eseguite dal Trentino alla Puglia: serate organizzate dentro le chiese, in semplicità e in povertà di mezzi, ma nella ricchezza intensa dei contenuti e dei talenti, messi a disposizione da un gruppo di sposi che vogliono esprimere il loro omaggio all’enciclica di Paolo VI. In totale gratuità, sull’esempio di Flora: sacrificio e letizia francescana. Davide mi spiega che questo esperimento sta viaggiando senza il patrocinio di vescovi e benefattori ma, visti i frutti, con un patrocinio di altro tipo: «un patrocinio evidentemente celeste». Non c’è alcuna pubblicità, è solo «un passaparola nel sottobosco pulsante del popolo di Dio. Alla fine di ogni serata nascono amicizie e arrivano nuove richieste».

Marina Bicchiega invece è una biologa che racconterà come Flora l’abbia introdotta al mondo dei metodi naturali, facendola passare dalla biologia alla teologia attraverso la bioetica. Ci spiegherà lo stile che ha appreso dall’ostetrica aretina nell’insegnare la regolazione naturale della fertilità. Marina ha dedicato le tesi dei suoi studi (Istituto Superiore di Scienze Religiose “Beato Gregorio X”, Facoltà Teologica dell’Italia Centrale) all’attuazione dell’Humanae vitae, ricevendo due volte il premio nazionale “Achille Dedè” dalla Confederazione italiana dei centri per la regolazione naturale della fertilità (www.confederazionemetodinaturali.it). A Brescia presenterà in anteprima il suo libro “Fertilità umana. Consapevolezza e virtù”, uscito giorni fa per le edizioni Studio Domenicano di Bologna (collana Teologia). Un’indagine di 380 pagine dove si spazia dagli aspetti scientifici a quelli teologici e pastorali, analizzando la storia di un dibattito che ha attraversato i secoli e si è recentemente infiammato. L’autrice ha ricostruito in modo capillare anche lo scontro che si sta consumando oggi sull’enciclica di Paolo VI, esaminando quello che Flora definisce «l’ultimo assalto all’Humanae vitae». Un assalto con cui si tentano raffinate e seducenti (quanto improbabili) “riletture” e “reinterpretazioni” di una norma morale che – spiegava san Giovanni Paolo II – è definitiva e cristallina nella sua chiarezza. Ma al contempo è esigente poiché ci indica la strada della “vera felicità” (Humanae vitae n. 31). Tutto ciò che sta avvenendo intorno all’Humanae vitae, dal sinodo 2014 (fin dalla famosa prolusione preliminare del cardinale Kasper) ad oggi, è stato dissezionato in questo libro con la perizia certosina di un anatomo patologo, facendo emergere le linee della sottile strategia in campo. Esaminando minuziosamente il ruolo della stampa e dei mass media in questo tormentato 50esimo anniversario, l’autrice cita anche l’appello lanciato dal nostro blog e il convegno di Brescia tra i più importanti eventi a difesa dell’enciclica Humanae vitae.

Il libro ha la presentazione di mons. Vittorio Gepponi e la prefazione di Renzo Puccetti, che riportiamo qui di seguito.

 

PREFAZIONE (Renzo Puccetti)

 

“Castità”. Provate a fare un piccolo test: mettete una croce sul calendario ogni volta che ne sentirete parlare nelle omelie delle feste di precetto e alla fine dell’anno contate il numero delle croci. Ho la convinzione che la quasi totalità non avrebbe sul calendario il necessario per fare una singola moltiplicazione. Perché? Forse che l’homo post-conciliaris ha mutato a tal punto la propria anatomia da essere immune dal peccare contro il VI comandamento?  Ma esiste ancora una pastorale de sexto? Di più: si crede che esista un tale comandamento? O peggio: si ha ancora fede nell’esistenza di comandamenti?

Nel grande ospedale da campo che è la Chiesa sembra proprio che l’intero padiglione della clinica morale sia stato chiuso, o peggio, sia stato demolito piazzando le cariche ai pilastri portanti della coscienza e del peccato. Non solo la terapia, ma persino la profilassi è svanita. Secondo la regola di Paul Bourget “bisogna sforzarsi di vivere come si pensa, altrimenti, prima o poi, si finisce per pensare come si è vissuto”. Sfigurato l’aggiornamento in adattamento, l’uomo ha così finito per perdere persino la percezione dell’esistenza di criteri oggettivi di salute e malattia.

Il risultato è che sciami di persone si aggirano spiritualmente malate fradice fin nel midollo convinte di essere sane come pesci dispensando con gran prodigalità consigli su come mantenersi in forma. Non sorprende che il medico che si limiti ad indicare come veri malanni soltanto la sindrome guerrafondaia e il morbo epulonico goda nel breve di una certa popolarità, stante il fatto che, non avendo il mitra al collo, né la Rolls Royce parcheggiata fuori, nessuno tra le panche della chiesa è incline a ravvisare su di sé i segni di tali mali.

Parlare di castità significa invece misurare la febbre a tutti: consacrati, fidanzati, donne ed uomini sposati con il rischio che qualcuno si trovi con qualche linea sopra il 37, debba sospendere le proprie attività e prendere le medicine. La dottrina della Chiesa sulla inscindibilità dei significati unitivo e procreativo dell’atto coniugale è rimedio imprescindibile per combattere quel morbo terribile che sfigura esseri creati poco meno degli angeli in esseri animati aventi come natura il solo istinto che li conduce a trattare come cose i propri simili. 

Questo libro di Marina Bicchiega è né più né meno assimilabile ad un magnifico testo medico che ha la peculiarità di essere dedicato alla prevenzione e cura delle malattie spirituali a genesi genitale. È fondamentale per quei medici specialisti dell’anima che vanno sotto il nome di preti, ma non è meno utile per i genitori, gli educatori, i giovani e gli sposi. Scritto con semplicità mai banale, il testo non si limita a riportare una panoramica letteraria delle altrui conoscenze, ma da ogni pagina trasuda la passione, lo studio, l’esperienza e la dedizione dell’autrice che, seguendo i giganti Santi e Beati, gli scienziati testimoni del Vangelo della vita e della famiglia, e la sua mentore, la piccola grande fondatrice di “Casa Betlemme” Flora Gualdani, guida il lettore alla comprensione della grandezza, bellezza e bontà della scuola bimillenaria della Chiesa.

Sacerdoti, catechisti, laici impegnati nella pastorale familiare, sanitaria, giovanile, e tutti quanti con buona volontà, mettendo da parte i propri eventuali pregiudizi, si accosteranno alla lettura di questo libro, saranno in grado di vedere con occhi nuovi gli effetti devastanti prodotti dall’arrogante violazione del progetto generativo stabilito dal Creatore e riceveranno i fondamenti per consigliare chi desidera porvi rimedio.

 

Il card. Sgreccia, un “eretico”? «Le eccezioni di Amoris Laetitia in linea con Familiaris Consortio»

UCCR Online - Ven, 08/06/2018 - 06:44

Abbiamo atteso qualche giorno prima di commentare la notizia, indecisi su come avrebbero reagito i nostri amici tradizionalisti alle parole del card. Elio Sgreccia, che recentemente ha lodato il pontificato di Francesco e l’esortazione apostolica Amoris laetitia, vedendovi non un eresia ma una netta continuità con la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II. Un altro papolatra?

Permetteteci una piccola e pungente premessa: l’informatissima galassia antipapista ha salvato mons. Sgreccia da attacchi irrispettosi, preferendo l’assoluto silenzio. L’ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita non è solo giustamente ammirato dal mondo cattolico, ma è perfino idolatrato dal tradizionalismo italiano, sopratutto dopo la nomina bergogliana del successore mons. Vincenzo Paglia. Il giornalista Socci non ha urlato alcuna profezia di imminent

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Sere d’estate

Berlicche - Gio, 07/06/2018 - 22:10

Ho trascorso le estati della mia giovinezza in un paesino delle nostre valli, una frazione abbarbicata sulla montagna. Poche case, una piazza. La sera si era tutti lì, a parlare, giocare, organizzare qualcosa da fare. Eravamo poche decine di persone, ma c’era molta più vita in quel fazzoletto di terra che nel grosso comune giù a valle.
Doveva essere così ovunque, un tempo, quando la televisione non era ancora arrivata a tenere la gente chiusa nelle sue case.

Perché uscire in cerca di svago, quando lo svago arriva nel salotto? Così le famiglie hanno cominciato a riunirsi non più con altre famiglie, ma da sole e il resto del mondo fuori.

Ora la tecnica è andata ancora avanti. Oh, quando si litigava per il telecomando, perché uno voleva vedere la partita e l’altro lo sceneggiato. Ormai ognuno ha il suo schermo, il suo tablet, e lo spettacolo ti arriva personalizzato. Non c’è più bisogno di stare insieme, anzi: ci si può dare fastidio, nonostante le cuffie. La solitudine ha raggiunto la sua vetta definitiva.

Ma che belle quelle sere d’estate, in cui si scopriva la vita.

Chi prega si salva. La prefazione di Franceso

Costanza Miriano - Gio, 07/06/2018 - 16:13

La Prefazione di Francesco. Sulle pagine di Avvenire di domenica 3 giugno, è stata pubblicata la Prefazione di papa Francesco alla nuova edizione di Chi prega si salva, libretto che raccoglie le preghiere più semplici della tradizione cristiana, nato da un’intuizione di don Giacomo Tantardini (1946-2012) ed edito dal mensile internazionale 30Giorni. Il libretto si apre con una breve riflessione di papa Bergoglio cui segue l’introduzione firmata nel 2005 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger che l’anno successivo sarebbe stato eletto Pontefice

«Vieni dunque, Signore Gesù. Vieni a me, cercami, trovami, prendimi in braccio, portami».

Questa preghiera di sant’Ambrogio era molto cara a don Giacomo Tantardini, la recitava spesso, ci ricorda il suo cuore bambino, la sua preghiera così cosciente che è il Signore il primo a prendere l’iniziativa e noi non possiamo fare niente senza di Lui. Non a caso a questo libretto volle dare come titolo “Chi prega si salva”, un’espressione di sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Gli amici di don Giacomo lo considerano il suo regalo più bello: un piccolo libro in cui, su richiesta di giovani che si convertivano al cristianesimo, il sacerdote volle raccogliere le preghiere più semplici della tradizione cristiana e tutto ciò che aiuta a fare una buona Confessione. Tradotto nelle principali lingue, è stato diffuso in centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo dalla rivista 30Giorni, giungendo gratuitamente anche in molte missioni cattoliche sparse in ogni angolo del pianeta, e anche oggi mi dicono che continuano a giungere numerose richieste di esemplari.

«Chi si confessa bene diventa santo»: è una frase che don Giacomo ripeteva spesso nell’ultima parte della sua vita. Il libretto suggerisce come confessarsi bene. Il punto di partenza è l’esame di coscienza, il dolore sincero per il male commesso. L’accusa dei singoli peccati, con concretezza e sobrietà. Senza vergognarsi della propria… vergogna. Perché anche la vergogna è una grazia se ci spinge a chiedere il perdono, come è una grazia il dono delle lacrime, che lava il nostro sguardo, ci fa vedere meglio la realtà… Al Signore basta un accenno di pentimento.

La misericordia divina, come impariamo dal Vangelo, attende paziente il ritorno del figliol prodigo, anzi lo anticipa, lo previene toccando per prima il suo cuore, così da destare in lui il desiderio di poter essere riabbracciato dalla Sua infinita tenerezza e di poter ricominciare a camminare. Nel confessionale dobbiamo essere concreti nell’accusa dei peccati, senza reticenze, ma poi vediamo che è il Signore stesso che ci “tappa la bocca”, come a dirci: basta così… Gli basta vedere questo accenno di dolore, non vuole torturare la tua anima, la vuole abbracciare. Vuole la tua gioia.

Perché Gesù è venuto a salvarci così come siamo: poveri peccatori, che chiedono di essere cercati, trovati, presi in braccio, portati da Lui.

Città del Vaticano, 28 marzo 2018

Francesco

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Per richiedere “Chi prega si salva” occorre contattare l’associazione “Don Giacomo Tantardini” alla email: info@assotantardini.it; telefono: 3275857356; sito internet: associazionedongiacomotantardini.it.

Le copie sono disponibili al costo di 1 euro l’una, più spese di spedizione. Il volumetto è disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e cinese). 

QUI disponibile in pdf

L’Unione scienziati cattolici: già iscritti illustri nomi della scienza mondiale

UCCR Online - Gio, 07/06/2018 - 15:55

Oggi sono circa 700. Parliamo degli scienziati professionisti cattolici che in due anni hanno aderito alla Society of Catholic Scientists (Unione di scienziati cattolici), fondata nel 2016 negli Stati Uniti.

Lo scopo è promuovere la fratellanza spirituale e intellettuale tra persone di fede che lavorano nelle scienze naturali e mostrare l’armonia tra fede e scienza in un’epoca in cui molti ne dubitano.

L’associazione è stata ufficialmente riconosciuta dalla Conferenza episcopale statunitense e  l’attuale presidente, nonché uno dei fondatori, è il dott. Stephen M. Barr, esperto di fisica delle particelle ed eminente professore di Fisica e Astronomia presso l’Università di Delaware.

Un secondo fondatore è l’attuale vicepresidente, il fisico Jonathan I.

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Metodi naturali, una strada per conoscersi

Costanza Miriano - Gio, 07/06/2018 - 08:00

L’Humanae Vitae è molto più che un no alla contraccezione e un sì ai metodi naturali, ma forse può essere utile a qualcuno ricordare i fondamentali, per cui pubblichiamo questo contributo di Anna Debenedettis, per chi non sapesse nulla, ricordando che qui  si può cercare un insegnante dei metodi, il o la più vicina a voi, per regione o città. Un lavoro capillare e gratuito, un vero servizio all’uomo e alla donna nella loro verità.

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Metodi di Regolazione Naturale della Fertilità: una strada per conoscersi

Cosa sono i Metodi Naturali di Regolazione della fertilità? Né metodi per coppie frustrate che non vogliono usare contraccettivi, né strumenti poco affidabili e di scarso valore scientifico. Sono, invece, una splendida occasione per la donna, per l’uomo e per la coppia di vivere la propria sessualità e fertilità da veri protagonisti. Chiunque, nella vita – guadagnando più gusto nel vivere –  è pronto a seguire uno strumento, una strada o una persona che lo aiuta a vivere da protagonista un “pezzo di realtà”. Ecco: i Metodi Naturali sono uno strumento per questo.

Se chiedessimo a qualsiasi persona, ragazzo, donna, moglie cosa siano i Metodi Naturali di Regolazione della Fertilità, non saprebbero bene cosa rispondere, e non lo saprebbero nemmeno la maggior parte dei sacerdoti (che quando sanno, si limitano a qualcosa di molto antico e superato). Non lo saprebbero, purtroppo, neppure la maggior parte dei medici e degli operatori che pure ruotano intorno all’affascinante tematica della fertilità. Tutto ciò non è certamente imputabile a precise responsabilità da parte loro, dal momento che al riguardo vi è scarsa formazione e molti luoghi comuni. In più, forse per pregiudizio, viviamo in un’epoca in cui preferiamo delegare ad altri, persone o strumenti che siano, anche le responsabilità più grandi della nostra vita, come per l’appunto quella di decidere del nostro corpo o la decisione di voler accogliere un figlio. Non ci fidiamo più della realtà e della natura, pensiamo di non essere in grado di far fronte alle responsabilità che diverse situazioni impongono, occorre quindi essere accompagnati in questo e scoprire la precisione con cui siamo fatti. Delegare non è sbagliato in sé, ma se ridotto a gesto arido e privo di coscienza fa perdere il meglio! I metodi sono un’occasione per riappropriarci del nostro corpo – che è un regalo preziosissimo – fatto con leggi precise e ordinate, e rappresentano, inoltre, una strada privilegiata per provare a comprendere un pezzettino di più quel mistero e quella diversità di un uomo e una donna: due universi differenti. Come diceva Gaber: “Sì, secondo me la donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze. Perché proprio da questo scontro incontro, tra un uomo e una donna, che si muove l’universo intero.
All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che senza due corpi differenti, e due pensieri differenti, non c’è futuro
.”(1)

 

Cosa sono e come funzionano?

I Metodi non sono contraccettivi naturali. Possono essere appresi, infatti, con tre finalità: per una conoscenza di sé (per questo l’invito ad imparare i metodi è rivolto anche a ragazze adolescenti o a donne non sposate o consacrate); per rinviare o per evitare una gravidanza; per essere usati come prima scelta per cercare una gravidanza anche nelle difficoltà di concepimento. (6)

Come funzionano? Questi metodi consentono di individuare all’interno del ciclo femminile il periodo fertile ed i tempi non fertili, attraverso l’osservazione quotidiana di alcuni segni e sintomi naturali di fertilità strettamente dipendenti dall’andamento ormonale proprio di ciascun ciclo (2). Ogni donna, ogni coppia, infatti, hanno una loro storia precisa, occorre quindi conoscere se stessi e decidere di intraprendere un percorso personale. Non potrà mai funzionare imparare i metodi da autodidatti o confrontandosi con altri utenti, come sarà spiegato a breve.

Quali sono i metodi naturali? Il Metodo dell’Ovulazione Billings ed i metodi Sintotermici (metodo Sintotermico CAMEN e metodo sintotermico Roetzer). Essi possono essere applicati in ogni circostanza della vita della donna:

  • Cicli regolari e irregolari
  • Situazioni di stress
  • Allattamento al seno
  • Premenopausa
  • Dopo la sospensione dei contraccettivi ormonali

 

Il Metodo dell’Ovulazione Billings e i Metodi Sintotermici

Il Metodo dell’Ovulazione Billings, che deve il suo nome ai suoi ideatori – i coniugi John e Lyn Billings – si basa esclusivamente sulla rilevazione quotidiana del “sintomo del muco”, che rispecchia le caratteristiche modificazioni della secrezione prodotta dal collo dell’utero per effetto della stimolazione degli ormoni ovarici (estrogeni e progesterone). Perché il muco è un indicatore così affidabile? Perché è uno specchio di tutto ciò che avviene nell’ovaio: tutto ciò che accade al suo interno viene comunicato con messaggi ormonali sul collo dell’utero. Dunque possiamo capire se siamo lontani, nei pressi, o proprio nei giorni dell’ovulazione. (2)

Ogni donna può riconoscere con facilità l’andamento della secrezione del muco facendo attenzione alla sensazione percepita a livello vulvare, durante lo svolgimento delle sue normali attività.
Il metodo Billings è molto utile in tutte le situazioni in cui l’ovulazione è ritardata o manca del tutto (quali, ad esempio, l’allattamento). Inoltre, evidenziando il giorno del ciclo con più alta probabilità di concepimento, il metodo Billings può essere di particolare aiuto per le coppie che ricercano la gravidanza o sub-fertili (3).

Metodi Sintotermici si fondano sull’osservazione di più effetti fisiologici prodotti dagli ormoni ovarici durante il ciclo femminile. I principali sono: il muco cervicale, la temperatura basale e le modificazioni della cervice uterina.

Nello specifico l’andamento del sintomo del muco cervicale identifica il periodo fertile, mentre il rialzo della temperatura basale, indicatore attendibile di ovulazione avvenuta, conferma l’inizio del periodo sterile. In aggiunta ai segni maggiori vi sono sintomi minori, quali i dolori addominali, la tensione al seno, le perdite ematiche intermestruali. L’osservazione di tutti questi segni e sintomi consente di riconoscere il periodo fertile ed i tempi non fertili, indipendentemente dalla regolarità o irregolarità dei cicli della donna.

La combinazione in diversa maniera di questi segni determina la possibilità di avere più metodi sintotermici ed in particolare differenzia il Metodo Sintotermico CAMEN ed il Metodo Sintotermico Rötzer (2).

Sono affidabili? Se correttamente appresi ed applicati, la loro efficacia – comprovata da numerosi studi scientifici – è del 98-99%.

 

Come impararli?

Lo abbiamo detto: vietato essere autodidatti! Altrimenti poi è facile dire che “non funzionano”. Primo passo: cercare un’insegnante certificata, diplomata e abilitata da uno dei Centri Regionali riconosciuti dal Centro di Coordinamento Nazionale (Centro di Studi sulla Regolazione Naturale della Fertilità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma).

Dopo di ciò, occorrerà fissare almeno quattro incontri base tra l’insegnante e la coppia – a distanza di due settimane i primi, e di un mese i successivi – e il tutto verrà poi adattato alle esigenze e alle caratteristiche della coppia stessa. Oltre che l’apprendimento del metodo per la finalità di ciascuna coppia i colloqui con l’insegnante sono un’occasione per i due partner per prendere sul serio questioni, domande o desideri nell’ambito della sessualità. In questo percorso è interessante, ad esempio, avere la possibilità di essere ancora più consapevoli del significato dell’atto sessuale: espressione concreta dell’amore tra un uomo e una donna. Esso è un atto di relazione, un atto di incontro intimo in cui l’uomo e la donna possono desiderare di mostrarsi nudi l’uno all’altro senza maschere, senza fingere, certi che l’uno accetta e accoglie l’altro così come è. Perchè quest’atto sia vissuto davvero, e la coppia possa goderne a pieno in un’autentica relazione, è necessario che i due si conoscano e considerino l’altro nella sua totalità. Ad esempio la curva di eccitamento nell’uomo e nella donna è completamente diversa, entrambi dovrebbero considerare questo e trovare il ritmo dettato dalla natura. Così vale per tutto il ciclo della donna, a un su e giù ormonale durante il mese corrisponde una costanza dell’ormone principale nell’uomo. Questo non può non influire nel modo di essere della donna e anche sul desiderio sessuale. Chi si affaccia a questo mondo, dunque, scopre che il primo passo è iniziare a conoscersi. Troppe poche ragazze sanno come funzionano, la precisione e il fascino dei propri ritmi biologici e come questi incidano sulla vita quotidiana e anche sull’essere donna, così come pochi ragazzi si conoscono e soprattutto pochi ragazzi conoscono la diversità della donna e viceversa. Tutto ciò meriterebbe un grande approfondimento a parte. Insomma, è un mondo vasto e misterioso, i metodi naturali, appunto, possono essere un’occasione per cominciare ad addentrarsi.

per maggiori informazioni  http://www.confederazionemetodinaturali.it/

 

(1) Gaber, Secondo me la donna

(2) http://www.confederazionemetodinaturali.it

(3) Pilar Vigil Portales, “Amare ed essere amati. Fondamenti per un’autentica educazione all’amore”

(4) Fabio Veglia, “C’era una volta la prima volta”

(5) E. Giacchi, Sgrotto e G. Bozzo, “Il periodo Fertile”

(6) Gabriella Paci, “La fertilità umana bene prezioso da conoscere e valorizzare responsabilmente”

Cosa ci fa un crocifisso sul petto di Toro Seduto?

UCCR Online - Gio, 07/06/2018 - 07:51

Il famoso capo indiano Toro Seduto fu il leggendario leader dei Lakota Sioux, una figura nota nella storia del selvaggio West. Di lui si conosce la stoica resistenza contro i cowboy statunitensi e la sua sfortunata morte. Quel che pochi sanno è che Toro Seduto indossava sempre un crocifisso al collo.

E’ la storia di un’amicizia, che esemplifica il modo più classico di come si è trasmessa l’esperienza cristiana nei secoli. Non attraverso grandi discorsi o convincimenti filosofici, ma dalla stima per l’altro, dallo stupore per uno sguardo nuovo, diverso. Felice.

Tutto nasce dal grande lavoro svolto da parte dei missionari cattolici in difesa dei popoli indiani dai colonialisti, seminando la pace ed insegnando una pacifica convivenza tra le varie tribù pellerossa. Il più famoso tra questi sacerdoti fu il gesuita Pierre-Jean De Smet, grande amico di Toro Seduto e uno dei pochi bianchi che potevano

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Affermazioni forti

Berlicche - Mer, 06/06/2018 - 18:28

Il Corriere ha definitoaffermazioni forti che hanno sollevato un polverone sui social” il fatto che il neoministro Fontana abbia detto “credo e dico (…) che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

Hanno ragione. Sono affermazioni molto forti. Era ora, dopo anni di affermazioni deboli e inconsistenti. “Un bambino può avere due mamme o due papà”, ad esempio: sarebbe interessante sapere fisicamente come questo sia possibile. E’ ovvio che in questo secondo caso non si parla di niente di reale. Il bambino di cui parla Fontana è una persona concreta; l’altro un oggetto legale, di desiderio, un costrutto ideologico ad uso e consumo di uno stile di vita intrinsecamente sterile che non accetta di esserlo.

E’ il pensiero debole di chi non sa stare al mondo, e quindi si inventa un universo dove il bianco non sia bianco e il nero non sia nero, i bambini si possano comprare, fabbricare o, se sgraditi, eliminare. Dove tutto ciò che è reale può essere messo in dubbio, e il dubbio diventa l’unica cosa reale. Così che non è permesso opporsi al fatto che tutto sia permesso, e dire il vero è accolto da strilli scandalizzati e increduli.

Se si fosse in pericolo, chi si affiderebbe a qualcuno di debole?  Ecco, noi siamo in pericolo di smarrire ciò che ci rende umani. Affermare debolmente una cosa vuol dire non crederla davvero. Cioè raccontare balle, sollevare polvere. Che questa sia la normalità invocata da alcuni la dice lunga…

Crolla il protestantesimo negli Usa: l’errore di conformarsi al mondo

UCCR Online - Mer, 06/06/2018 - 18:21

Secondo un recente sondaggio, il protestantesimo sta letteralmente crollando negli Stati Uniti, lasciando campo a chi si definisce “senza religione”. Il numero dei cattolici, al contrario, rimane stabile. Un segnale forte al progressismo cattolico che vorrebbe aprirsi al mondo seguendo l’esempio della confessione protestante.

Il calo del protestantesimo americano di ben 14 punti in 12 anni è stato rilevato da ABC/WashingtonPost, corrispondente ad un aumento di 9 punti dei no religion ed un mantenimento dei cattolici attorno al 22%. Anzi, secondo altri report, il n

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Cari pastori, sull’Humanae Vitae non rivedete, rilanciate

Costanza Miriano - Mer, 06/06/2018 - 12:00

Riprendiamo a pubblicare gli appelli a teologi e sacerdoti perché ascoltino cosa la profetica enciclica di Paolo VI ha concretamente operato in tante vite. Questa giovane, intrepida donna, porta alla luce un aspetto di cui forse non si parla abbastanza. Una che non ci sta abbastanza velocemente rischia di essere “fuori mercato” – scusate la brutalità dell’immagine, ma è la brutalità con cui viene vissuta la sessualità tra i ragazzi, a meno che non incontri un giovane formato nella Chiesa, ma formato solidamente. Vi preghiamo, pastori, riprendete a parlare di eroismo e di martirio.

Noi speriamo che sabato a Brescia cominci una ripresa di vigore nella diffusione di Humanae Vitae: nel ’68 ancora qualcuno poteva sbagliarsi, ma a desso che abbiamo assaporato fino in fondo i frutti della liberazione sessuale, e abbiamo visto che hanno diffuso tanta infelicità, non abbiamo più scuse per non fidarci della profezia di questa enciclica.

Caro don Maurizio,

Le scrivo accogliendo l’invito di Costanza Miriano a scriverLe in merito alla revisione di Humanae Vitae a cinquant’anni dalla sua pubblicazione.

Premessa doverosa: sono una giovane di 24 anni, né fidanzata, né sposata. Non vivendo le gioie e le fatiche di una relazione affettiva, il mio contributo è sicuramente meno significativo di quelli che Le saranno giunti da chi, invece, le gioie e le fatiche di un fidanzamento o di un matrimonio le vive quotidianamente. Posso tuttavia portarLe l’esperienza di giovane donna che ha scelto di vivere l’affettività secondo l’insegnamento della Chiesa, con difficoltà, certo, ma gioiosamente e senza rimpianti.

Difficoltà, perché oggi, in Occidente, chiedere ad un ragazzo di aspettare il matrimonio per fare l’amore, senza poi utilizzare filtri di lattice o soluzioni chimiche di sorta, equivale con certezza (quasi) matematica ad essere mollate seduta stante. Con ciò, non intendo colpevolizzare i miei coetanei maschi: sono cresciuti, e noi femmine con loro, in una società sessuomane in cui l’essere ancora vergine a 16 anni è fonte di profonda vergogna e insicurezza, senza adulti in grado di educarci, in maniera credibile, ad amare l’altro in verità.

Gioiosamente e senza rimpianti, perché nonostante il dolore per relazioni finite o mai iniziate per questo mio desiderio di vivere l’affettività secondo l’insegnamento della Chiesa, sono grata al Signore di avermi messo una mano sul capo nei momenti in cui avrei potuto tradire questo desiderio che mi accompagna dalla prima adolescenza e di avermi fatto incontrare pastori che hanno saputo confermarmi quando tentennavo.

Glielo chiedo come donna, come “giovane”, ancor prima che come figlia nella fede: non rivedete, rilanciate. Di un’altra voce che ci dice di assecondare le logiche di questo mondo, noi nipoti del Sessantotto, di cui soffriamo le conseguenze senza neanche averne vissuto gli entusiasmi iniziali, non sappiamo davvero che farcene.

In Cristo,

Benedetta

La prima e completa fonte su Gesù di Nazareth? Risale al 30 d.C.

UCCR Online - Mer, 06/06/2018 - 09:31

I quattro Vangeli sono inattendibili essendo stati redatti a molti anni di distanza dai fatti che pretendono narrare. Così si sente dire spesso, ma è un’affermazione falsa. Vediamo perché.

Innanzitutto più volte abbiamo sottolineato che le informazioni su Gesù di Nazareth sono più numerose e vicine ai fatti raccontati rispetto a moltissimi altri personaggi storici, come Giulio Cesare, Adriano, Marco Aurelio, Giuseppe Flavio, Socrate, Alessandro Magno ecc. Tanto che il celebre studioso John Robinson ha commentato: «La ricchezza dei manoscritti, e, soprattutto, lo stretto intervallo di tempo tra la scrittura e le prime copie esistenti, di gran lunga fanno dei Vangeli il miglior documentato testo di qualsiasi scritto antico della storia» (Can we Trust the New Testament?, Grand Rapids 1977, p. 36).

In secondo luogo, gli evangelisti hanno tratto gran parte delle informazioni da fonti pre-sinottiche (orali e scritte), in circolazione già pochi anni dopo la mort

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La Corte Usa: «tutelato chi rifiuta le nozze gay». Obama&Clinton? L’han presa bene?

UCCR Online - Mar, 05/06/2018 - 19:23

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione al pasticciere di Denver che si rifiutò di realizzare una torta per un matrimonio omosessuale. 7 giudici a favore e 2 contro, un importante precedente poiché si è ritenuto che «le obiezioni religiose e filosofiche al matrimonio gay sono idee protette e in alcuni casi forme di espressione protette».

La sentenza è una vittoria netta per i difensori della libertà religiosa poiché il pasticcere, Jack Phillips, dopo essere stato denunciato dalla coppia gay, ha fatto appello al Primo emendamento della Costituzione. dicendo: «Non voglio che la mia creatività, la mia arte, i miei talenti siano forzati per contribuire a un evento religioso che viola le mie convinzioni religiose».

L’amministrazione Trump ha dif

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Un Dio orizzontale

Berlicche - Mar, 05/06/2018 - 18:01

“…Per Gesù Cristo, nostro amico e fratello.”

Devo ammettere che questa formula, sentita durante la messa, mi lascia molto a disagio. Ero abituato a quel “Nostro Signore” che, nei dialetti delle mie parti, sostituiva il nome di Dio: “Nossgnùr”.

In tempi passati la Chiesa ha spesso posto l’accento sulla regalità divina. Feste come “Cristo Re dell’Universo” testimoniano una teologia verticale dove sono evidenziati l’insignificanza dell’uomo, il suo esistere per volontà divina, il suo dipendere dalla Grazia. Dio Giudice, il primato della verità e il dogma sono tutti connessi a questo tipo di ordine cosmico. Una visione affine alla struttura della società com’è stata per secoli: il re, l’imperatore, la nobiltà, con i suoi doveri e la sua autorità derivante da quella celeste.

Ma la società oggi è diventata, almeno nominalmente, orizzontale. La rappresentatività delle élite è stata via via messa in discussione e demolita; nel nostro tempo nessuno direbbe che un presidente esercita il suo mandato per volontà divina. Specie certi presidenti. Alla verità, che fa liberi, oggi si preferisce la libertà, che permette di arrivare alla verità; il Dio che giudica è messo da parte, si preferisce quello misericordioso. Persino i tribunali umani spesso non seguono più la legge, ma le loro sensazioni. Si sono sostituite alle certezze morali non negoziabili atteggiamenti molto più possibilisti, fino quasi alla sparizione del peccato. Come se il bene fosse diventato un concetto confuso. Se Dio è il sommo bene, allora anche lui appare come somma confusione. Gesù ora è fratello, amico, compagnone. E con quale autorità un compagnone ha il diritto di sindacare i tuoi comportamenti? Un dio così diventa inutile per l’uomo, utile per un potere che non è più limitato da niente di superiore.

Se Cristo un tempo si seguiva perché “bisognava”, un’imposizione che lasciava il cuore arido e la ragione perplessa, oggi si dice che occorre farlo per amore. Ma l’amore non sorge a comando: è suscitato da una presenza eccezionale. Non ci innamoriamo di una mediocrità qualsiasi, né di un “buddy Christ” che non è in grado di dirci niente di definitivo su quello che è vero, bello, giusto. Perché non è che una proiezione di noi stessi.
Si può forse seguire uno sconosciuto per dovere, ma difficilmente perché ci dicono che dobbiamo essere innamorati di lui.

Forse il “Gesù sovrano” di un tempo non ha più molto senso in un mondo dove i sovrani contano solo come macchiette o come dittatori. Viene da domandarsi se è stata la teologia a plasmarsi sulla società o viceversa. Se ci si debba adeguare dimenticando il passato. Ma questo Gesù così trendy, l’odierno compare di bagordi che perdona tutto, è così distante dalla figura storica di quell’uomo che è Dio da renderlo incomprensibile. Da rendere immotivato il suo sacrificio, irrilevante il suo stesso esistere. Fino a farlo sparire in un volemosebene che è una dolciastra trappola mortale.

Sì, Gesù è nostro amico, nostro fratello, ma solo dopo che abbiamo riconosciuto la sua autorità. Il suo essere divino. Il suo essere Signore.
Solo dopo che avremo capito perché amarlo.

Humanae Vitae è alleanza totale

Costanza Miriano - Mar, 05/06/2018 - 16:45

di Costanza Miriano

Ieri mi è capitato sotto gli occhi il post di Facebook del noto teologo e politologo Ermal Meta, che diceva a proposito del ministro Fontana  “Ma davvero credete che al buon Dio interessi come raggiungete l’orgasmo? Non gli interessa nemmeno di cosa vi rende felici, ma che siate felici”, come se Fontana avesse detto qualcosa a proposito della vita sessuale delle persone, e non come ha fatto, a proposito del riconoscimento della famiglia (che, dal punto di vista legislativo, non è una questione di orgasmo ma di seminarium rei publicae, Cicerone lo aveva capito senza scomodare Dio, ma lui aveva i neuroni).

La legge non si occupa di quello che facciamo in camera da letto, per fortuna. Dio invece sì. Volevo dire che non so di quale dio parlasse il cantante, ma il Dio dei cattolici, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, è al contrario moltissimo interessato al nostro piacere, proprio perché ci vuole felici. Ignoro dove abbia studiato teologia Ermal Meta, ma Tommaso d’Aquino, che un po’ ne masticava, sostiene che prima del peccato originale Adamo ed Eva provassero piacere al sommo grado, molto più di noi mortali dopo la caduta. E come dice Clive Staple Lewis la grande vittoria di Berlicche è proprio non farci capire che Dio è un oceano di piacere immenso. L’unica speranza che ha di conquistarci è appunto farci credere che Dio ci vuole fregare, che è invidioso o al massimo indifferente al nostro piacere, come dice il cantante, il quale però, sia detto a sua scusante, esprime perfettamente il sentire di medioman.

A Dio il nostro piacere invece interessa, eccome: avrebbe mai affidato la trasmissione della vita all’orgasmo, altrimenti? E la proposta della Chiesa – perfettamente riassunta in Humanae Vitae che il Papa raccomanda di riscoprire – è quella che offre la massima possibilità di piacere, innanzitutto escludendo la contraccezione, che al netto di stimolanti e lubrificanti vari diminuisce il piacere, o dell’uomo o della donna, o meccanicamente, o agendo con gli ormoni, o anche solo da un punto di vista psicologico, togliendo l’emozione di fare una cosa davvero irrevocabile, come è un rapporto aperto alla vita. I metodi naturali di regolazione delle nascite, inoltre, chiedono dei periodi di astinenza, o perché si decide di non potersi aprire ad altri figli, o perché i figli sono appena nati (ottimo contraccettivo naturale): e come si sa non c’è niente che accende di più il desiderio che il doverne rimandare il soddisfacimento.

L’alleanza in cui entra una coppia che prova a seguire Humanae Vitae è un’alleanza totale, una resa e una consegna incondizionata l’uno all’altra. Io prendo tutto di te, anche i tuoi difetti, anche i tuoi limiti, e accetto di poter rimanere legato a te per l’eternità – un figlio è per sempre. Se i figli non vengono, io accetto anche questo di noi, della nostra storia. Io e te siamo consegnati per sempre, la nostra alleanza è totale. Questo, però, è possibile dirlo solo se si mette in mezzo Dio.

Provare a seguire Humanae Vitae è una cosa che cambia per sempre l’esistenza delle persone: ci si sposa prima, si fanno più figli, ci si dà da fare a cercare lavoro oltre ogni limite (conosco gente che si è laureata col quarto figlio in braccio, gente che ha vissuto di scatolette di tonno per tirar su un bambino, gente che si ha lavorato di giorno e studiato di notte per potersi sposare). L’economia occidentale riprenderebbe in uno o due decenni se tutti provassimo a seguirla seriamente, è una ricetta anche politica fenomenale. Per questo speriamo che sabato a Brescia (ricordatevi di iscrivervi!!!!) venga un sacco di gente, e magari, chissà, anche il ministro Fontana, perché è la proposta più trasgressiva e avventuriera che ci si possa sentir fare.

Contraccezione is boring, Humanae Vitae is rock!

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HUMANAE VITAE

La verità che risplende

Una giornata di studio e promozione dell’insegnamento di PaoloVI sui temi della vita e dell’amore. Un convegno aperto a studiosi, movimenti e famiglie.

Brescia, 9 giugno 2018

Istututo Salesiano Don Bosco

via San Giovanni Bosco, 15

INFORMAZIONI – amicipaolovi.it

Per iscriversi al convegno clicca QUI

 

 

 

Ed Sheeran perde coraggio e rinnega il brano sul “bambino mai nato”

UCCR Online - Mar, 05/06/2018 - 16:18

Forse le pressioni sono state talmente tante che non ce l’ha fatta a restare coerente. Così, il bravo musicista Ed Sheeran ha rinnegato “Small Bump”, pur di sottrarsi da una prevedibile pioggia di fuoco mediatica dopo che il brano è diventato l’inno dei pro-life irlandesi.

«Sei solo un piccolo rigonfiamento, non ancora nato», canta in prima persona il polistrumentista britannico, raccontando la storia di un bambino mai nato, morto dopo cinque mesi di gravidanza. «Tra quattro mesi verrai messo al mondo, ti darò nient’altro che la verità perché tu sei il mio unico e solo. Le unghie della dita sono grandi come un chicco di riso e le palpebre chiuse presto saranno spalancate». E’ una dolce poesia “Small Bump”, che termina amara: «Sei solo un piccolo rigonfiamento, non ancora nato. Solo quattro mesi, poi sei stato strappato via dalla vita. Forse servivi lassù, in cielo

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Lawrence Krauss accusato di violenze sessuali. Era l’ultima celebrità atea.

UCCR Online - Mar, 05/06/2018 - 08:19

Il fisico americano Lawrence Krauss è uno degli ultimi astri della comunità di atei militanti. Lottando contro il fondamentalismo protestante ha detto: «Insegnare il creazionismo è abuso sui minori». A proposito di abusi, Krauss è stato da poco accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna. La vicenda ha attirato l’attenzione sul suo comportamento inappropriato negli ultimi dieci anni.

Palpeggiamenti, molestie e battute sessiste agli studenti dell’Arizona State University. La quale lo ha sospeso e ha proibito a Krauss di rimanere nel campus per tutta la durata dell’indagine interna. Anche la American Physical Society e altre organizzazioni scientifiche hanno ritirato gli appuntamenti con il fisico, ed il Center for Inquiry, un’organizzazione che promuove la laicità, ha so

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La passeggiata

Berlicche - Lun, 04/06/2018 - 17:31

Il baldacchino avanza; sotto, il sacerdote che porta Nostro Signore. Dietro, il paese, o quello che ne rimane, in corteo.

C’è chi segue in silenzio; e chi il silenzio non sa cos’è. Parla, parla, di ogni cosa, del più e del meno, di sport, di lavoro, di amici e parenti, spettegola e contratta. Sembra che si sia fuori a passeggiare, invece che a fare la processione del Corpus Domini. Né le preghiere né le meditazioni né i canti interrompono il flusso delle parole. Come se si fosse smarrito il senso di quello che si sta facendo.

Una bambina sparge petali di rosa; ma, invece di gettarli davanti al sacerdote che passa, al corpo di Cristo, sta dietro, alle spalle, e li getta davanti alla folla che segue. La gente la fotografa perché è tanto carina. Ma il senso del gesto è smarrito, completamente perduto. Non si sa più cosa sta davvero passando tra le case; pochissimi gli addobbi a quei balconi che un tempo onoravano con velluti e immagini l’incedere del corteo.

E mi ritrovo a pensare agli apostoli che seguivano Gesù, che sulle strade polverose della Palestina litigavano tra loro, discutevano, pensavano a tutt’altro senza capire chi accompagnavano.

Occorre una grande grazia per capire quale tesoro prezioso è con noi, piccoli uomini chiaccheroni e moralisti.

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