Introduzione all'incontro

C'è poco da introdurre: come già detto nella pagina iniziale, non abbiamo mai avuto modo di "testare sul campo" questo materiale che, anzi, è stato in bozza fino a poco prima della Cresima.

L'ho consegnato dopo, così com'è, come saluto, congedo, invito e augurio.


Perché la Cresima, dunque?

Cani e vetri

Il mio cane odia i venerdì mattina. Il venerdì mattina, sapete, è il giorno in cui passano a ritirare il vetro. Dalle otto in avanti, quando gli spazzini si avvicinano abbastanza perché si possa sentire il rumore di vetri rovesciati dai contenitori di ognuno degli abitanti della mia via nel furgoncino dell'azienda comunale, il mio cane con impegno abbaia contro questi disturbatori della pubblica quiete.

Ma non in continuazione. Quando gli spazzini vuotano il secchio - e dunque fanno rumore - abbaia furiosamente. Non appena il rumore cessa, smette anche lui. Poi gli spazzini passano al secchio successivo, e lui ricomincia ad abbaiare, finché il rumore non cessa nuovamente. E così via, per tutta la strada, finché non sono più a portata d'orecchio. Poi il mio cane rientra in casa, soddisfatto per averli fatti smettere ancora una volta di produrre quel baccano infernale.

Io sospetto che sia convinto di avere tutto il merito della ritrovata tranquillità: «se quelli hanno smesso di far rumore» - penserà - «è perché col mio abbaiare li ho spaventati a sufficienza. C'è voluto un po', ma anche stavolta ce l'ho fatta». È un cane, e ragiona così. Non gli può passare per la mente che, se non li sente più, è semplicemente perché ormai sono troppo lontani, e che lui non ha alcun merito circa il ritorno del silenzio nella nostra zona. Probabilmente, se potesso scoprirlo, cadrebbe in depressione.

Quanti, intorno, a noi, sono convinti che il mondo giri perché ci sono loro ad abbaiare forte! Quanti sono convinti di dominare l'esistenza, di non avere bisogno di nessuno, di essere i padroni assoluti, di essere «i re dei loro piccoli mondi», come dice il Dottore.

Tutto è dono

Eppure non è forse ovvio che l'intera esistenza è un dono? Che cosa, di quello che possiamo chiamare "nostro", non abbiamo ricevuto? La vita, la fede, un nome, le persone che ci amano... Tutto quanto ci arriva dall'esterno. E noi possiamo influenzarlo, modificarlo, dominarlo, ma viene da un Altro.

Fare la Cresima significa anche riconoscere questo: l'esistenza di un Altro, un Creatore da cui discende la realtà - e anche noi! - e che per noi nutre un amore infinito e gratuito, e che non sogna altro che renderci felici e mostrarci come non sia il male, il dolore, la morte la parola definitiva, ma l'Amore. «L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte» (1Cor 15, 26).

Ma c'è di più. Contrariamente a quanto si pensa, la Cresima non è la fine, ma l'inizio: «Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino» (1Cor 13, 11a). La fede, la conoscenza di Dio, cresce e servono nuove risposte: «Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci» (1Cor 3, 1 - 2a). Ora che ti avvi a non essere più un bambino, si tratta di prendere in mano le redini della tua stessa fede, della tua formazione, e deciderti personalmente; certo ci sarà chi ti guiderà, chi è più avanti di te nel cammino, ma proprio questo è importante: che tu scelga quale cammino intraprendere.

Fin dai primi tempi i catecumeni, prima di ricevere il Battesimo, erano chiamati a scegliere tra due vie. Uno dei più antichi catechismi, la Didaché (parola greca che vuol dire insegnamento) le descrive così: «Vi sono due vie: una della vita e una della morte; ma grande è la differenza tra queste due vie. La via della vita è questa: in primo luogo, ama Dio che ti ha creato; in secondo luogo, ama il prossimo tuo come te stesso; non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. La via della morte invece è questa: anzitutto è una via cattiva e piena di maledizioni; pronti al male, mai al bene, lontani dalla gentilezza e dalla pazienza, la percorrono quanti perseguitano i buoni e non hanno compassione per chi soffre, odiano la verità e amano la menzogna...».

Devi sceglierti i tuoi maestri. O, meglio, i tuoi testimoni: la scelta di una via o dell'altra è evidente nelle scelte di vita, nei comportamenti. «Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni» (Mt 7, 16 - 18). E in questo viaggio non sei solo: la famiglia, la Chiesa, lo Spirito Santo con i suoi doni, che elargisce con la sua presenza su di te, ti accompagneranno sempre, se lo vorrai.

Dopotutto, «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31)


«Tutto concorre al bene...»

... per quelli che amano Dio» (Rm 8, 28).

In questi incontri abbiamo affrontato diversi temi, parlato di tante cose, cercato di liberare l'immagine del volto di Dio rivelataci da Gesù dalla fuliggine che in tanti fanno a gara a metterci sopra. Ma tanto ci sarebbe da dire, da fare, da vedere. Perché il cristianesimo non è una religione. Il cristianesimo è un'esperienza. Un'esperienza che è possibile perché alla sua origine c'è un fatto: Dio si è fatto uomo, si è avvicinato in una maniera prima di allora impensabile, ha condiviso la nostra vita, ha battuto la morte ed è vivo e operante tutt'oggi. Com'è Dio? Dio è come Gesù. Perché Gesù è Dio: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14, 8).

Tanto ci sarebbe da dire, tanto sulla bellezza e la bontà del mondo in cui hai deciso di aggirarti da cristiano, dicendo il tuo sì chiaro con la Cresima. Tanto ci sarebbe da dire sulla Chiesa, spesso bistrattata da chi ne ha un'idea distorta e falsa, che cambierebbe subito se solo si prendesse la briga di andare a guardare come sono veramente le cose.

Non potendo dire tutto in così poco tempo, lasciamo la parola a qualcuno che sa come usarla: Berlicche, blogger dal cui sito ho prelevato molto materiale per questi incontri, e qualche autore. Sono citazioni che credo utili, e ragionevoli, per ritrovare la prospettiva in cui guardare le cose quando arriveranno i dubbi.


Il gusto delle cose

Scriveva Santa Hildegarda di Bingen: «Tutte le cose che possiamo vedere, toccare, e percepire con il gusto sono state create da Lui. Ed egli le ha viste tutte in qualche maniera indispensabili per l'uomo».

Insomma, ogni cosa al mondo ci è stata dato per goderla. Forse qualcuno dirà: «e come la mettiamo con il sesso»? Sì, anche quello. Ma io vi domando: per esaltare il vostro gusto, per stare bene di stomaco e di corpo, vi strafogate di cibi sintetici, pasta scotta e patatine mosce?


La postina

Il giudizio arriva sempre dopo il fatto. Se il giudizio avviene prima di conoscere un fatto, questo diventa un pre-giudizio. Ma per potere giudicare, perché la ragione possa comprendere appieno un determinato avvenimento occorre coinvolgersi con questo avvenimento.

Dei conoscenti mi informano che c'è una nuova postina. La descrivono come una bellezza. Io mi incuriosisco, ma più di tanto non mi interesso. I giorni passano. Lei è spesso oggetto di conversazione: i miei amici parlano sempre di come si muove, di come si veste, delle sue abitudini. Alcune ragazze, bisbigliando, riportano pettegolezzi sul suo conto. Di nuovo, mi limito ad ascoltare, senza esserne toccato.

Quand'ecco che un giorno la incrocio. D'un colpo, tutte le parole udite acquistano corpo e vita. Ah, ecco come ha gli occhi! E avevano ragione sui suoi capelli! Adesso capisco a cosa si riferivano quando descrivevano la sua camminata!

Indubbiamente, adesso che la conosco, mi attira molto di più di quando ne sentivo solo parlare. E quindi le propongo di uscire.

Usciamo insieme per un certo tempo, ci conosciamo meglio. Un giorno, a pranzo, sento dal tavolo vicino alcune tizie che spettegolano su di lei.

Mi alzo d'impeto e dico: «No, quanto dite è falso! Io la conosco bene. Non è così, non potrebbe mai avere fatto quanto dite!».

È un incontro che affascina, è un'esperienza, una familiarità che ti fa giudicare il vero o il falso di una affermazione.

Posso sentire i discorsi papali, ma questi sono solo parole morte. La Chiesa è viva.

Per capire cosa dice, capirlo veramente, devo correre il rischio di incontrarla. E, se imparo a conoscerla bene, non avrò più il desiderio di lasciarla.


La differenza

Il cristianesimo è la religione più semplice che esista. Probabilmente perché non è una religione, ma un avvenimento.

Non ci sono cose particolari da fare. Non ci sono cibi particolari da evitare o da mangiare. Non si devono avere comportamenti particolari, tagliarsi i capelli o lasciarseli crescere, indumenti da indossare o da non indossare, cosa da dire o da non dire. Non c'è niente di più semplice.

Ma allora cosa cambia tra l'essere cristiano e il non esserlo? Perchè allora farsi cristiano? In che modo cambia la vita?

Ve lo dirò.

Cambia la vita perché quello che si fa assume senso e gusto, un senso e un gusto più grandi di quello che da soli potremmo immaginare.

È la stessa differenza che c'è tra raccogliere un fiore e raccogliere un fiore per la persona amata.
È la stessa differenza che c'è tra pulire escrementi e pulire gli escrementi di tuo figlio.
È l'amore a Dio, che si riflette nell'amore a chi ti sta davanti, che si riflette in ogni cosa fai o non fai.

Mi ci è voluto un po' a capirlo. L'uomo cerca sempre manuali che gli insegnino cosa fare, libretti d'istruzioni che gli dicano come comportarsi. Tanto ha paura a guardare dentro a sè e capirsi, e cambiarsi.

Nel cristianesimo i precetti, l'ubbidienza sono il desiderare la persona amata, il cercarla, il seguirla, ascoltare quello che ci dice.

Ecco la differenza tra una religione e un avvenimento. La prima descrive delle regole, la seconda è la realtà che accade, una persona che impari a conoscere, un cuore che ama.


Fede

«Dovrei pensare che la mia fede non sia vera solo perché non la vedo? Ma io sono sicurissimo di avere la cistifellea, anche se non l'ho mai vista».
Matteo Salvatti


Costanza

«Se lasciate sola un'insegna bianca, sarà presto una insegna nera; se tenete a che rimanga bianca, dovete sempre ritingerla di bianco. [...] E questo, che è vero delle cose inanimate, è vero, in un senso speciale e terribile, di tutte le cose umane».
Gilbert Keith Chesterton


«Perché forte come la morte è l'amore».
Cantico dei Cantici 8,6


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